Non ho mai finito di scrivere la storia della Juventus (se qualcuno ha letto quel post) perché siamo in attesa della conclusione, sempre che io non stia confondendo epilogo e svolgimento.Poi il mondiale del '94, la sconfitta all'esordio con l'Irlanda, l'attesa per quel Roberto Baggio che non esplodeva, fino all'ottantottesimo minuto della partita contro al Nigeria, la finale persa ancora ai rigori proprio a causa di chi ci aveva fino ad allora trascinato (e che brivido Pagliuca che non trattiene, il pallone che colpisce il legno..).
Il '98, ancora Baggio, con quella palla che sfiora il palo, che per cinque centimetri spedisce una Francia multientica (una vergogna, non per razzismo ovviamente, ma perché sarebbe quantomeno decente che la rappresentativa di una nazionale avesse una composizione etnica tale da rispecchiare quella di chi comanda. Se no, ed è proprio il caso della Francia, non si chiama multiculturalismo, si chiama ghettizazione) alla vittoria mondiale, dopo il rigore che Di Biagio manda a sbattere contro la traversa.
Questa stessa Francia che ci rubò la vittoria europea due anni dopo, con una maledetta rete all'ottantanovesimo (Wiltord, vado a memoria) e l'unico fottuto golden gol che ha deciso una finale (ma la pagherai molto cara, Trezeguet, sei anni dopo). Il golden goal. Ci punì anche nel 2002 contro la Corea, una partita che non voglio commentare. Il golden goal, lo snaturamento del calcio. La morte del tifoso, la negazione del riscatto. Un contraccolpo psicologico che annoda la gola. Spero che il bastardo che l'ha introdotto viva sotto un ponte, che abbia come amici i topi, che sia decaduto dalla sua poltrona di gran burocrate del calcio - buffoni in doppiopetto e panciuti che si spartiscono il bottino - coglioni come Sep Blatter a cui auguro il peggio. Vorrei incontralo per strada, e sputare per terra il mio disprezzo.
E poi la gioia. Abbiamo vinto tutti allora, perché abbiamo sempre giocato tutti. E così, giocando tutti, sono usciti i migliori talenti, le migliori menti tattiche. E abbiamo vinto, per la quarta volta. Bistrattati, presi in giro, schifati da connazionali con la puzza sotto il naso che "si vergognano di essere italiani" - salvo non aver capito che l'essere italiano comprende il campanilismo. Ma che sotto sotto, tra noi, ci si detesta con rispetto, ci si vuole bene. Più rispetto e amore di quello che dedichiamo ai tedeschi, agli spagnoli, ai galletti o agli inglesi (e che rispetto possono nutrire gli italiani che hanno conosciuto LE inglesi?). I tedeschi anche in questi giorni se ne sono venuti fuori con la loro canzoncina merdosa ("uno scherzo", dicono; ha fatto bene ad arrabbiarsi Costanzo, che continuava a ripetere in faccia ad un imbarazzato Klinsmann, "Dai tedeschi poi! I tedeschi! Ma per piacere!"), prova che l'invidia è una gran brutta bestia, e che alla fine deve fare incazzare essere un grande popolo e vedere che gli Italiani vi fottono le donne. Quando vogliono. Perché a differenza vostra, immonde bestie nordeuropee che sapete solo bere barili di birra e saltare loro addosso, a noi le donne piacciono, cazzo. E lo diciamo loro. "Sei molto bella, mi piaci tantissimo bla bla bla". E loro sorridono e sono contente, e vengono nel nostro letto. E tu, cazzo di tedesco, ci hai le corna (un gruppetto di spagnoli in Erasmus in Scozia, volevano convincere, poveracci, le loro donne a smetterla di andare con gli italiani, argomentando che gli italiani "sono degli stronzi che si fanno tutte". Quasi gli conveniva di più pagarle per andare con gli italiani, ne avrebbero lanciate meno tra le braccia dei medirranei dalla lingua elegante).
Tutte queste righe nascono da una riflessione, se fosse più difficile sfondare le difese avversarie con tattica accorta o studiarne una per accedere alle lenzuola della ragazza dei sogni (qui sfondare potrebbe suonare un pò volgare - a proposito avete mai riflettutto su quelle parole di uso comune che hanno un significato totalmente neutro ma che, in altra accezione, sono volgarissime pur non essendo classici doppi sensi? Un esempio? "Sfondo", appunto). A dire il vero, comunque, non lo so. Ma so, e qui sta tutta la poesia del calcio, che la prima impresa regala la seconda, e non viceversa.
Dai ragazzi.
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