
C’era una volta un principe, o meglio un ragazzo che voleva diventare principe, nonostante la sua vita normale, le paure, e qualche silenzio di troppo.
Anzi, facciamo addirittura che c’era una volta un ranocchio carino come un ragazzo, che voleva diventare principe!
I vecchi amici ranocchi avevano ormai tutti trovato le loro principesse e i loro baci magici. Qualcuno era scappato non appena trasformato in umano (al grido di “col cacchio che ti sposo bella! Ho fatto il ranocchio fino ad ora, e’ arrivato il momento di divertirsi un po’... Ci vediamo a palazzo!”), qualcun altro era rimasto deluso dalla futura consorte (“eh vabbe’ pero’ l’unica principessa coi baffi l’ho presa io!! Ma nn potevi mandare tua sorella?? O anche tuo fratello! Se devo fare na figura di m…a questo punto la faccio bene!”), qualche altro ancora invece continuava a vedere di nascosto qualche ranocchietta difficile da mollare su due piedi (ora che effettivamente due piedi li aveva!).
Insomma lo stagno era rimasto praticamente vuoto, a parte il nostro quasi-ragazzo, due o tre alghe selvatiche, e dei pesci striati emigrati dal sud in cerca di lavoro.
Non si vedeva una principessa da giorni, ogni tanto si affacciava qualche pescatore in camicia a scacchi a mezze maniche e berretto marrone, e non era raro trovarne qualcuno interessato a baciare degli anfibi. Nonostante cio’, il quasi-ragazzo resisteva, passando da una ninfea all’altra, scrivendo con delle canne corte sul pelo dell’acqua il nome inventato del suo amore, testimoniando a favore dei pesci del sud nelle accuse di associazione a delinquere a loro carico…
Di notte si ritrovava sul bordo di un masso a guardare lontano, parlando con qualcuno di troppo trasparente per essere visto da occhio umano. Ogni tanto gli si avvicinava qualche pesce notturno, affiorava furtivo dall’acqua, si guardava in torno e sussurrava “capo, a vulit na canna? E’ roba bbon, m’avita credere! Lo giuro ngopp ai figli miei, lische delle mie lische!”
Allora il quasi ragazzo invitava il pesce a sedere con lui sul masso, per parlare d'amore. E il pesce di solio andava via, sconcertato da tale proposta "ma secondo te io mi metto ngopp a na pret?? e come respiro fuori dall'acqua frate'?? Mi sa che chist a canna se l'e' gia' fumata!! "
Le notti passavano sempre piu' solitarie, alla continua ricerca di un profumo mai sentito prima.
Finche' una notte, da un cespuglio, apparve l'essere piu' angelico e casto che un ranocchio avesse mai potuto vedere; lunghi capelli neri e mossi, occhi grandi e castano scuro, mani grandi e camminata regale.
Il quasi ragazzo aspetto' minuti eterni prima di decidersi a parlare, semplicemente per ricordarsi la voce e conservarla a lungo nella testolina.
"Ciao...ehm...non ti spaventare, si sono un ranocchio...si parlo ovviamente...ti sei persa? "
E aspetto' tremante quella voce d'angelo...
"Oddio che figata! Na rana che parla! Oddio! no dai troppo togo! Ma hai le pile?"
"No no niente pile...sono un ranocchio vero! Cioe' in realta' sono un principe, ma riavro' il mio vecchio corpo umano solo con un bacio di una principessa...che poi non deve essere per forza una principessa vera insomma...altri amici si sono trasformati con molto meno eh!"
"Si certo! Sempre la stessa scusa! Che vi inventate pur de bagna' er biscotto voi eh! Tutte uguali ste rane!"
Il quasi ragazzo arrossi' (che poi col verde che era assunse un colore esteticamente ripugnante!) e senti’ l’impulso di ritornare in acqua, per uscire a notte fonda…Ma la bellezza e la castita’ che aveva di fronte ebbe la meglio, e rimase con quel colore strano addosso fermo dov’era.
E si affretto’ a giustificare “Ma nn volevo dire che mi aspetto un bacio eh! Era cosi’…per fare due chiacchiere, alla fine mi hai chiesto chi ero e ti ho risposto! A me piace essere una rana, che ti pensi!”
“Ah davvero? ” disse lei, “e sentiamo un po’, perche’ dovrei crederti? Cosa c’e’ di bello nell’essere verdi?”
“Be’, per prima cosa sono verde chiaro! Colore che snellisce e mette allegria! Poi posso respirare anche fuori dall’acqua, facendo quindi tutto quello che fate voi, ed in piu’ bagnandomi quando voglio… ”
“Se per questo anche io mi bagno quando voglio!” si affretto’ a dire l’angelo, ma il quasi ragazzo nn colse l’allusione, intento com’era a trovare dei vantaggi nell’essere verde!
“No dai scusa, continua. Dicevi del bagno…”
“Si, appunto. Come vedi vivo in maniera normale, per di piu’ parlo sia con gli umani che con i pesci, quindi non sono mai da solo, a differenza vostra…”
E lancio’ un’occhiata all’angelo, per evitare che dicesse “ah anche io parlo con gli uccelli!”, cosa che per fortuna non accadde.
“Ok, fammi capire. Tu sei una rana, sei verde, parli e respiri come gli altri e tante altre cose. Mi dici di essere contento del tuo stato….e come motivo mi parli del fatto che ti senti un umano?? Non ti suona un po’ strano? E’ come se ti dicessi che sono felice di essere donna perche’ anche qualche uomo alla fine ha il seno!”
(continua….)
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