Ritorno sotto una scrivania,
stanotte
dopo tanto
a parlare con dei pezzi di giornale,
in un pomeriggio che sa di sera,
e dico loro di tacere e star fermi,
di stringersi a farmi spazio,
lanciandosi occhiate mature di inchiostro.
Ad aspettare dei passi di carne ed ossa
che vedo come ginocchia bianche e fredde
finire in una punta di penna
magica
e il presente si allunga
senza alcuna formula magica
o polvere setosa
e pensiero felice.
Davanti ad un’ombra al contrario
che fa luce
e riscalda,
in una grotta di legno e cartone
a giurare al Natale
che ci credi ancora.

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