Ciao,
e’ da un po’ che non ti scrivo. Tutto sommato sta andando bene, come gli altri si aspettano che vada, tu da una parte e io dall’altra, abbracciati a due tronchi diversi. Con i nostri fiori, gli insetti, i buchi nella corteccia. E quella maledetta resina che ha già immobilizzato le scene più cattive…un tuo sorriso ad occhi bassi ed una mano a sfiorare qualcosa di vivo, e un me completamente voltato dalla tua parte, con quell’espressione di chi è pronto a tornare alla posizione di partenza ad un minimo cenno. Così adesso, anche adesso, ci rincorriamo a modo nostro. Anche se per uno strano caso mi ritrovo di pietra senza neanche averti guardato negli occhi, e vicini senza che tu lo abbia chiesto. E allora da chi sono venuto a salvarti? Cosa dire al padrone degli inferi, che forse volevo solo fare due passi, così, giusto per passare una domenica sera? Non pensavo ci fosse tanto spazio in questo cavallo di legno, contavo di stare accucciato in mezzo a tanti, ed invece mi stendo lungo tutta la lunghezza della zampa. E penso a quel labirinto…quel giardino immenso costruito per isolare il Gigante. Invece di chiuderlo in gabbia, è lasciato libero di perdersi, o magari libero di non ritrovarsi mai. Sognando delle ali piumate da uccello, e scoprire poi che a tenerle insieme è semplice cera raffreddata, troppo poco contro un sole qualsiasi. Ne basta uno a caso per farmi tornar giù, uno pallido, coperto, un semplice sbuffo di luce appena accennata, ciò che basta ad avvistare la balena che cercavi, quell’immensa curva bianca che vuoi far sparire con un misero uncino. Insufficiente persino contro piccolissime fate e invisibili pensieri felici. Mi costringono ad essere grande e grosso, un leone parlante e tremante. Un mulino a tre braccia che non fa niente per vincere un vecchio cavaliere. Una regina con un buffo vestito buona solo a gridare “tagliatele la testa”. Un plotone di cento uomini coperti dalla notte, battuti da uno spadaccino solo e dal suo naso. E questa quercia. Con un corpo così grande da ospitare dozzine di uomini, di storie, di risate, ma così piena di foglie da far venire freddo solo avvicinandola. Uno ad uno se ne vanno via tutti, ma invece di spogliare la rosa e salutare il ritorno del principe, rimane la bestia. Ed uno stelo scarno.

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