giovedì 28 ottobre 2010

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Paura (dal greco Pat-vio) è l’avvertimento del pericolo di qualsivoglia situazione, reale o di fantasia: Ho p. di nuotare, Mamma che p. quello squalo!, Ho p. di non averla dimenticata.

1) Nel gergo giovanile paura è usata come esclamazione superlativa e di condivisione all’interno di un gruppo sociale: Hai visto il mio nuovo scooter? Da p.!, Quella tipa fa davvero p.! (nell’Italia meridionale viene spesso sostituito dal termine catena: E' bello a c.).

2) In filosofia paura è l’esternazione umana del senso di sopravvivenza. Si avverte paura quando si teme per la propria vita o per la propria condizione fisica corrente. Al contrario si affronta la paura quando si scoprono i veri limiti dell’agire umano.

3) In amore paura è il senso di inadeguatezza che circonda l’innamoramento stesso. Nella maggior parte dei casi lo sfogo naturale è un non-fare, un immobilismo sentimentale molto sofferto dall’amante e totalmente incomprensibile per l’amata.

Sinonimi: timore, terrore, fifa, fobia, matematica, panico, pavidità, sgomento, gloria, codardia.
Contrari: coraggio, fermezza, audacia, scrittura.


Letteratura
Una delle espressioni più apprezzate della paura è rappresentata nell’opera di Edmund Rostand “Cyrano de Bergerac” (1897). E’ la storia dello spadaccino nasone Cyrano, tanto abile con la spada quanto impacciato con la bocca, che pur di amare la bella Rossana affida le sue opere e i suoi sentimenti a Cristiano, un commilitone di bell’aspetto. Evidente la simbologia dello scritto: la paura blocca le azioni, costringendo il Guascone a vivere nell’ombra, senza mai esporsi, nella speranza che un giorno la Bella capisca da sola che a 300 chilometri c’è un nasone che forse sta ancora aspettando il suo ritorno.
Diversa la rappresentazione nell’”Odissea”, in cui le vicende del prode Ulisse consegnano un messaggio forte ai lettori: la paura non è mai alla pari della volontà. E’ quest’ultima ad avere la meglio nelle innumerevoli disavventure e peregrinazione dell’astuto itacheo, fino al suo ritorno trionfale in patria.


Cinematografia
Il personaggio di Rocky Balboa (Sylvester Stallone, 1976), un pugile di Philadelphia dalle origini italiane, utilizza la paura come strumento di crescita. Nel corso della pellicola sarà proprio il timore di perdere i frutti di una vita (l’amore, una reputazione, una possibilità) a far evolvere il sempliciotto “Stallone italiano”, rendendolo cauto e attento al futuro.
Di altro spessore il personaggio di Rocco in “Tarzhard” (Rocco Siffredi, 1998); memorabile la paura negli occhi di Jane alla vista di entrambe le liane.


Musica
Innumerevoli gli interpreti che hanno scelto la paura come musa delle loro opere. Tra i principali ricordiamo:
  1. Non abbiate paura (musical dedicato alla figura di Papa Giovanni Paolo II)
  2. Niente paura (Ligabue, 2007)
  3. Fatti mandare dalla mamma (Gianni Morandi, 1963)
  4. La distanza di un amore (Alex Baroni, raccolta postuma 2007)
  5. E fuori è buio (Tiziano Ferro, 2007) 
Ultimamente paura è diventato sinonimo di Gigi d’Alessio (cantante neomelodico partenopeo).

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