martedì 7 dicembre 2010

La valigia di casa

















Ho aperto la valigia dei ricordi, ancora, in realtà ogni volta che torno a casa la apro. Aspetto che arrivi il silenzio, chiudo la porta, un bel respiro e giù in apnea in quel rettangolo rigido di ricordi. Tutti quei volti sottosopra, capelli arruffati mischiati d’inchiostro, tutta quella sicurezza, quella faccia seria, la voglia di far vedere a più persone possibili fino a dove può arrivare la fortuna.
Sono le prime parole, sfoltite delle cose inutili, solo ti amo e ti voglio bene.
E tutto quel futuro davanti…un’enorme distesa di giallo chiaro, con la strana forma di un cane di lana. Sai quanto vorrei rimettere in circolo tutto questo, togliere il fermo alle ruote della valigia e avviarmi in stazione, giusto a dire “lo vedi che la persona di schiena alla fine non ero io?”.
Prendere la testa tra le mani e togliere dagli occhi tutto il resto, chiudendoti i lati come ai cavalli, solo orizzonte…e fiducia. Finisco su un aereo canadese che atterra a Montmartre, a ridere di un vino da bambini e un sentimento da grandi. Senza sforzo sento bruciare gli avambracci di un odore noto, e mi laureo ancora una volta, con un occhio all’obiettivo ed uno a chi mi sta accanto, e altri due su di me.

E c’è ancora chi non crede alla bellezza…

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